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In collaborazione con
l’Associazione Proprietari che fornisce il timbro di conformità ai nostri contratti.

Tra le novità che sta introducendo Draghi, quelle che stanno maggiormente preoccupando i proprietari di immobili sono senza dubbio la riforma del catasto e l’innalzamento delle aliquote della cedolare secca sulle locazioni.

La riforma del catasto

Pur non essendo ancora divenuta legge, le indicazioni sono abbastanza chiare, e anche se l’aggiornamento delle rendite e il cambiamento dei criteri di calcolo di queste non porteranno nell’immediato a un innalzamento della tassazione, di fatto ciò accadrà tra qualche anno, a completamento delle operazioni di revisione degli estimi.
Da una parte, l’aspetto positivo della sempre annunciata riforma è la tendenza a voler puntare a una maggior equità fiscale, e quindi a categorizzare gli immobili per fasce di zona da ridefinire, per metratura e non più solo per vani, in modo da avvicinare i valori a quelli di mercato (perché un A/4 fuori dalle mura e un A/4 in Piazza del Nettuno della stessa metratura devono pagare le stesse imposte, se quando li vado a locare la loro redditività è ben diversa?)
Inoltre, esistono ancora circa un milione di case abusive che evadono IMU, IRPEF, TARI e che si spera vengano censite una volta per tutte, con l’occasione.
Dall’altra parte, è evidente che anche se Draghi ci ha assicurato che al momento la riforma non condurrà a nuove tasse, nel medio periodo lo scopo è proprio l’aggiornamento delle entrate attraverso tutto ciò che è collegato alle rendite catastali, cioè le imposte di registro, l’IMU, la TARI, l’IRPEF, le imposte di successione e sulle donazioni, la variazione dell’ISEE verso l’alto.
 

Le nuove aliquote della cedolare secca

Non è finita. Mentre tutti si stanno preoccupando per il catasto, la cui riforma si completerà solo nel 2026, l’attuale aliquota del 21% della cedolare secca verrà probabilmente adeguata a quella applicata ai redditi di capitale, ossia al 26%, anche se non nell'immediato (con la delega fiscale di maggio 2022 il pericolo è stato scongiurato) così come anche l'aliquota della cedolare secca al 10% sui contratti a canone concordato (che verrà portata al 15%), per conservare le proporzioni attuali, altrimenti nessuno più stipulerà un contratto 4+4.
 

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